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giovedì 5 marzo 2015

Le dieci icone del bufalo - Shi Niu Tu (十牛图)

Storia

Le dieci icone del bufalo (trasliterazione: Shi Niu Tu - pinyin: shí niú tú - semplificato: 十牛图 - tradizionale: 十牛圖) rappresentano i dieci livelli che il neofita deve superare per raggiungere il risveglio.

Le dieci icone fanno parte della tradizione Buddista cinese della scuola Ch'an (che in Giappone diventa la scuola Zen).

La prima versione risale all'undicesimo secolo per opera di Qingju (清居). La sua versione è formata però di soli 5 immagini (porta il nome Shi Wu Tu 是五图) e il bufalo cambia progressivamente colore dal nero al bianco.

Una versione successiva per opera di Zide Huihui (自得慧晖) (1090-1159) è formata di 6 immagini, e come nella versione di Qingju il colore del bufalo passa dal nero al bianco.

Una terza versione di cui i primi versi sono stati scritti da Puming (普明) e i versi successivi da Yunan (雲庵), è formata di 10 immagini e anche qui il bufalo cambia colore.

Infine la versione più conosciuta, soprattutto in Giappone, è quella di Kuoan Shiyuan (廓庵师远) vissuto nel dodicesimo secolo.
La sua versione ha sempre dieci immagini ma la serie finisce in modo diverso rispetto a quella di Puming e inoltre il bufalo in questa versione non cambia colore.


Versione di Puming


1) Lo stato selvaggio

In mezzo alle montagne, il bufalo selvaggio muggisce e corre a briglia sciolta.

Sotto le nuvole nere, calpesta le piante ad ogni passo.


2) Primo addestramento

Dopo aver messo una briglia al naso del bufalo, sarà necessario frustarlo con forza ogni volta che cercherà di scappare.

Quanto è difficile far sparire i cattivi istinti, il giovane mandriano dovrà impegnarsi al massimo.


3) Sottomissione

Man mano che l'addestramento va avanti, il bufalo si calma e segue il mandriano ad ogni passo.

Non bisogna assolutamente lasciare la briglia, ma al contrario continuare a sorvegliare la bestia senza fare caso alla stanchezza.


4) Ritorno allo stato naturale

Il bufalo inizia a girare la testa, il suo carattere selvaggio si ammorbidisce.

Il mandriano non vuole lasciarlo andare per cui lo lega ad un albero.


5) Ubbidienza

Sotto il salice e in riva al torrente, il bufalo passeggia a suo piacimento.

Al crepuscolo, il mandriano lo riporta senza dover imbrigliarlo.


6) Emancipazione

Sdraiato pacificamente per terra, il bufalo è lasciato senza sorveglianza.

Seduto liberamente sotto un pino, il mandriano suona una dolce melodia.


7) Libertà

In riva al torrente sotto il sole che scende, l'erba cresce in abbondanza.

Il bufalo pascola e beve a suo piacimento et il mandriano dorme tranquillamente appoggiato su un sasso.


8) Trascendenza

Il bufalo bianco rimane ormai in mezzo alle nuvole bianche, e non ha pensieri, e così anche il mandriano.

La luna attraversa le nuvole bianche, e il mandriano insieme al bufalo ridono della luna chiara e delle nuvole bianche.


9) Solitudine

Il bufalo svanito, il mandriano non ha più nulla da fare.

Molto contento, canta sotto il chiaro di luna, ma vede ancora una valle sotto di lui.


10) Doppia estinzione

Sia il mandriano che il bufalo sono svaniti, solo la luna chiara, brilla nel vuoto.

Non dite che non c'è nulla, si vedono dei fiori e dell'erba.

Simbologia psichica

Il racconto delle dieci icone del bufalo rappresenta un processo di evoluzione personale che porta al risveglio della coscienza.

In questo processo, ci sono varie analogie che ritroviamo nel lavoro con l'archetipo dell'Ombra nella psicoanalisi Junghiana, in particolare il colore nero iniziale del bufalo e il rapporto che il mandriano ha con l'animale.

Infatti tale processo ricorda i cinque stadi dell'integrazione dell'Ombra come illustrato da Robert Bly nel suo libro "Il piccolo libro dell'Ombra".

Inoltre un simile processo ricorda i sette procedimenti dell'Alchimia: Putrefazione, Calcinazione, Distillazione e Sublimazione, Soluzione, Coagulazione e Tintura che rappresentano gli stadi di raffinazione della materia per arrivare alla pietra filosofale.

In ambito psicoanalitico, lo stesso Jung, seguendo un'intuizione dello psicoanalista viennese Herbert Silberer, concepì la sua opera prendendo spunto dall'alchimia e gran parte degli anni della maturità li trascorse elaborando una base alchemica per la psicologia del profondo.

Approfondendo la teoria alchemica si rese conto che il processo di raffinazione della materia ricalcava il processo di evoluzione della psiche personale per raggiungere l'individuazione, stadio ultimo dell'evoluzione personale dove la coscienza entra in contatto col Sé, la parte più profonda ed autentica dell'individuo.

Tali studi sono stati poi ulteriormente sviluppati da un suo seguace, lo psicoanalista americano James Hillman nel suo libro "Psicologia alchemica".


Riferimenti

* Alchimia (Marie-Louise Von Franz)
* Il piccolo libro dell'Ombra (Robert Bly)
* Il valore terapeutico del linguaggio alchemico (James Hillman)
* Psicologia alchemica (James Hillman)
* Psicologia e alchimia (Carl Jung)
* Studi sull'Alchimia (Carl Jung)

lunedì 24 dicembre 2012

Il piccolo libro dell'ombra - Robert Bly

"Il prezzo da pagare per integrare l'Ombra nella personalità, utilizzare i suoi tesori e trasformare le sue scelleratezze: accettare la depressione."

"Un individuo, una società che rifiuta ogni momento di depressione e riconosce come positiva solo la posizione euforica si colloca sui toni della mania. E proietta sugli altri la gigantesca Ombra costituita da tutta l'oscurità, il lutto, la fatica, il dolore che non ha voluto riconoscere in se stessa."

"Genitori e insegnanti ci spingono a sviluppare il lato luminoso della personalità, a occuparci di argomenti illuminati dalla ragione, come la matematica o la geometria e ad avere successo.
La parte oscura della personalità allora non viene nutrita e diventa sempre più affamata."

"Ogni parte della nostra personalità che non amiamo ci diventa ostile. La parte negata tende ad allontanarsi da noi e a scatenare una rivolta contro di noi."

"Se abbiamo riempito molto il nostro sacco con le parti di noi che non amiamo, ci resta poca energia. Più grosso è il sacco, meno energia abbiamo."

"Molti uomini danno a una donna, o alle donne, la loro strega (l'irritabilità, l'impulsività, l'avidità, l'ingiustizia, l'ostilità, una corrente sotterranea di rabbia)." 

"L'aggressività è istintiva e appartiene all'eredità genetica dell'umanità, ma la violenza è appresa e la si impara in famiglia."

"E' necessario riprenderci la strega per essere in grado di mangiare una parte sostanziale della nostra Ombra. E quando incominciamo a riprenderci l'autorità rifiutata o proiettata e a mangiarla, Saturno fa la sua comparsa: le nostre passioni si fanno più profonde e la malinconia, che è sempre un segno di Saturno e del recupero dell'Ombra, apporta allo spirito la sua sofferenza e la sua apertura. Entriamo in contatto con i limiti; e i limiti incominciano ad apparirci come una parte di noi stessi e una naturale funzione della vita."

"La persona che ha mangiato la propria Ombra diffonde calma intorno a sé ed esprime più dolore che rabbia."

"Come si fa a mangiare l'Ombra? Suggerimenti potrebbero essere: acuire i sensi dell'odorato, del gusto del tatto e dell'udito, creare dei vuoti nelle proprie abitudini, visitare tribù primitive, fare musica, modellare nella creta figure spaventose, suonare uno strumento a percussione, stare da soli per un mese."

"Ogni giorno la nostra psiche cerca di indicarci dov'è la nostra Ombra: attraverso le persone che ci ispirano un odio irrazionale."

"Una persona che ha represso efficacemente la propria Ombra, ha difficoltà a comunicare agli altri i propri sentimenti."

"Nella nostra cultura concepiamo solo due alternative: o esprimiamo o reprimiamo. Ma esprimere non è in alcun modo più ammirevole che reprimere.
Baker Roshi ha detto che nello Zen esiste una terza possibilità. In meditazione uno può permettere alla rabbia di emergere, in modo che tutto il suo corpo bruci di rabbia.
La rabbia non viene repressa: tutto il corpo diventa rabbia. Poi quando la meditazione è finita, si può scegliere se esprimere la rabbia oppure no. Ed esprimerla può non comportare il tipo di sanguinosa scenata in cui urli contro qualcuno e ti scavi solchi nel cervello."

"Se non viviamo il nostro lato animale o la nostra sessualità, vuol dire che non onoriamo quelle parti di noi stessi."

"Se abbiamo la rabbia dentro di noi e non le cuciamo un vestito adatto, se la teniamo chiusa nell'armadio oppure la lasciamo andare in giro nuda a urlare contro tutti quanti, vuol dire che non onoriamo la nostra rabbia."